Inverview
I compositori non scrivono niente per caso
di Lanfranco Visconti
Il soprano Doriana Milazzo
(fototeca gli Amici della Musica.net)
CAGLIARI - Fa sempre piacere constatare come il panorama lirico delle nuove generazioni si arricchisca, giorno dopo giorno, di giovani promesse.
Fra queste un posto di rilievo occupa la straordinaria personalità artistica di Doriana Milazzo, catanese di nascita,
soprano lirico leggero con spiccata attitudine al virtuosismo belcantistico.
Nata, si può dire, con la musica nel sangue
- da giovanissima ha studiato violino presso l'Istituto musicale "V. Bellini" di Catania ed ha vinto diverse competizioni nazionali come violinista,
suonando poi in orchestra per alcune stagioni liriche al Mancinelli di Orvieto -,
si è poi riscoperta cantante lirica, diplomandosi brillantemente al Conservatorio "G. B. Martini" di Bologna.
Da quel momento in poi per Doriana si sono spalancate le porte dei maggiori palcoscenici italiani e non solo.
La giovane scuola italiana può contare su di lei come punto di riferimento grazie alla sua spontaneità - frutto dello studio continuo e mirato dei personaggi del suo repertorio -,
musicalità e innata espressività che ne hanno plasmato la professionalità al canto e al palcoscenico.
Coinvolgente presenza scenica, bella voce, tecnica raffinata, qualità interpretative di prim'ordine, fanno di Doriana Milazzo un vero "miracolo canoro".
Come è scattata la sua passione per la musica e il canto lirico?
Io nasco come violinista e ho avuto la fortuna di essere figlia d'arte.
Nella mia famiglia ci sono parecchi musicisti, mia madre è una cantante lirica e ha cantato per tantissimi anni nel Coro del Teatro Massimo Bellini di Catania.
Quando ero bambina respiravo giorno dopo giorno aria di teatro, andavo ad assistere alle prove e così sentivo già la musica come qualcosa che faceva parte di me,
una passione alla quale non avrei per nessun motivo rinunciato. All'età di 6 anni e mezzo mi sono avvicinata allo studio del violino,
mio nonno per l'appunto ha fatto una bellissima carriera come violinista.
Solo a vent'anni, con un ricco bagaglio musicale, ho intrapreso lo studio del canto, scoprendo un misterioso nuovo strumento,
uno strumento che dovevo prima costruire per poi cominciare ad usarlo.
Pamina ne "Il flauto magico" nel Teatro dell'Opera di Bilbao
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Chi sono stati i suoi più importanti insegnanti di canto?
Sicuramente avere in casa una madre cantante è stata per me una grande fortuna, mi ha sempre dato dei consigli molto utili.
Poi in questi ultimi anni ho fatto un bellissimo lavoro col mio maestro, Sherman Lowe, con il quale ho approfondito un lavoro tecnico basato sulla fisicità del canto.
Ovviamente lo studio del canto è molto personale, è un lavoro che fai su te stesso, identifichi il tuo corpo con il tuo strumento vocale.
Nel tempo, lavorando alacremente e con grande spirito di sacrificio riesci a costruire il tuo strumento,
rendendolo capace di tutte quelle sfumature che solo una tecnica solida ti può garantire.
In quale anno ha ufficialmente debuttato, in quale teatro e con quale titolo operistico?
Ero ancora in conservatorio, mancavano pochi mesi alla fine dei miei studi e ho avuto l'opportunità di debuttare, nel 2003, in un teatro di grande tradizione,
il Teatro Comunale di Modena, interpretando un'opera in prima esecuzione assoluta La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Dopo pochi mesi, ci fu il mio debutto internazionale con registrazione live al Wexford Opera Festival, interpretando il ruolo protagonistico nella Vestale di Mercadante
Quante ore al giorno dedica allo studio di una partitura e al perfezionamento di un ruolo?
Tantissime, sono molto autocritica e pretendo sempre tanto da me stessa (da questo punto di vista ha influito parecchio la mia formazione da strumentista).
Quando mi avvicino ad un nuovo ruolo, oltre alle ore giornaliere di preparazione tecnico-vocale, dedico anche molto tempo allo studio delle fonti storiche e letterarie.
Questo è un lavoro che ti permette di approfondire la drammaturgia dell'opera e di capire poi il tuo personaggio con la psicologia che lo caratterizza.
Lauretta in "Gianni Schicchi" nel Teatro Comunale di Modena
(foto Rolando Paolo Guerzoni)
Ci sono stati incontri di particolare rilievo artistico che hanno influito sulla sua carriera?
Penso che nel corso della carriera, ogni incontro è un'occasione in più per crescere, per confrontarsi e per migliorarsi.
Che significato da all'interpretazione di un ruolo?
Come dicevo prima, studiare il personaggio è fondamentale. Per far questo mi servo anche del lavoro di analisi della partitura.
A mio avviso, i compositori non hanno mai scritto niente per caso. Tutto nella musica, anche una semplice fioritura, può essere al servizio della parola,
quindi il tipo di scrittura musicale può definire e scolpire la psicologia stessa del personaggio.
Chiaro che poi il lavoro di costruzione del proprio personaggio va completato con il regista, deve avere una sua logica all'interno dello spettacolo così come è stato pensato da lui.
Esiste un modello di soprano lirico di coloratura a cui si è ispirata?
Sicuramente ci sono delle grandi cantanti, non solo soprani lirici di coloratura, che mi hanno ispirato e accompagnato nel mio percorso vocale.
Alcune di loro sono la Tebaldi, la Caballè, la Freni, la Devia. Queste sono alcune delle grandi che mi hanno fatto davvero sognare!
Quale nuovo ruolo ha in preparazione?
Ora come ora sto dedicando parecchio tempo alla preparazione di diversi ruoli, in particolar modo mozartiani e in generale di scuola belcantista.
Quello di repertorio è un lavoro che penso accompagni un'artista dall'inizio alla fine della carriera, credo che nel corso degli anni,
non si esaurisca mai la voglia di confrontarsi con nuovi titoli rispetto a quelli che si frequentano abitualmente.
Anna ne "I cavalieri di Ekebù" nel Teatro Massimo Bellini.di Catania
(fototeca gli Amici della Musica.net)
Regie d'opera tradizionali o innovative; qual'è il suo punto di vista?
In qualunque caso la regia deve essere al servizio della musica. La regia tradizionale è, secondo me, fondamentale sulle opere di carattere storico.
Poi ci sono dei titoli che si prestano di più ad una lettura registica moderna.
In ogni caso la regia che sia tradizionale o innovativa, deve permettere all'artista di fare arrivare, anche con semplicità, delle emozioni al pubblico.
Che consiglio può dare ai giovani che oggi si accingono a tentare la difficoltosa scalata nel mondo della lirica?
Più che dispensare consigli, posso dire che - per il mio percorso - fondamentali sono stati e continuano ad essere una grande disciplina, un grande spirito di sacrificio,
la pazienza di saper aspettare il momento giusto e coltivare questa grande passione con umiltà.
Che differenza passa, in termini di cultura e di preparazione musicale, tra le nostre nuove generazioni italiane e quelle europee?
Oggi sono sempre di più le competenze richieste ad un cantante di nuova generazione.
Credo che per quanto riguarda l'Italia, abbiamo la fortuna di avere un patrimonio artistico e culturale dal quale possiamo attingere tutto ciò che possiamo ai fini anche della formazione artistica e musicale.
Impariamo quindi a difendere questo magnifico patrimonio anche nel confronto con la cultura delle nuove generazioni artistiche europee.
Ha un sogno artistico nel cassetto?
Ho imparato a lasciarmi sorprendere dalla vita, senza avere troppe aspettative.
Ringrazio Dio per le gioie e le soddisfazioni che mi ha permesso di vivere in questi primi anni di carriera e spero di poter continuare, attraverso la musica e il canto, a regalare emozioni agli altri.
Lanfranco Visconti